giovedì 20 ottobre 2011

Shock in my town



Vi siete mi chiesti di chi è lo spazio pubblico?
La nostra cultura ha un rapporto molto freddo e distaccato nei confronti degli spazi urbani che dovrebbero essere dei cittadini.
Gli italiani, affezionatissimi alle loro case e cioè allo spazio privato individuale, non rispettano, non si interessano e non vivono lo spazio pubblico. Si potrebbe parlare di educazione civica: i cittadini dovrebbero prendersi i loro spazi e sperimentare nuove situazioni sociali e comunitarie.
Lo spazio pubblico si deve pensare come luogo del possibile, aperto alla collaborazione e alla progettazione della comunità che ha bisogno di sentire lo spazio come reattivo.

L’opera diviene un oggetto spaziale che innesca con ciò che la circonda un sistema di rapporti e di modificazioni che ne costituiscono la qualità primaria.
Attraverso questa concezione l’artista estende, contamina, include l’esistente concependo lo spazio come qualcosa di malleabile, mutevole, sottoposto, nel tempo, a deformazione costante.
L’allestimento consente di reinterpretare la realtà fenomenica e, avendo carattere temporaneo, lascia trapelare un senso di libertà interpretativa.
Lo spazio pubblico si carica di significati nella possibilità di mutare e diventa quasi interattivo, rispondendo ai molteplici stimoli di chi lo vive.
La città, nella capacità di reinventarsi, sembra vivere.






Deep Garden, Venezia A12






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