martedì 1 novembre 2011

The Perfect Human: le cinque variazioni






Fare il regista sceneggiatore non significa solo immaginare storie emozionanti, cercare il coinvolgimento e l'empatia del fruitore o rendere il proprio linguaggio accessibile ai più. Questo Lars Von Trier lo sa bene e con "Le cinque Variazioni" dimostra che attraverso i film si può sperimentare, si può far ricerca senza abbandonarsi ai canoni.
Nasce così un film-documentario che raccoglie le sperimentazioni di Lars Von Trier e il suo maestro JØrgen Leth su unico tema "L'uomo perfetto" e i dialoghi che preparano e seguono le declinazioni sul tema.
Leth deve proporre cinque variazioni sul tema principale, seguendo le regole pensate da Von Trier.
E' una sorta di esercizio intellettuale riportato sul grande schermo, un dialogo tra artisti che, pur regalandoci prodotti d'assai, seguono una metodologia cinematografica e non la pura astrazione.







1- "The perfect human-Cuba". Quattro regole da rispettare: girare il remake in un posto in cui Leth non è mai stato, non utilizzare set, rispondere alle domande che nella versione originale del film non trovano risposta ed utilizzare 12 frames per ogni inquadratura (2- 3 secondi). 







2- "The perfect human-Bombay". Leth deve girare il film nel posto più miserabile e sofferente del mondo ed avvicinarsi il più possibile al dolore ma senza mostrarlo; inoltre l’attore protagonista dovrà essere proprio Leth che da occhio che riprende diviene oggetto ripreso.






3- "The perfect human-Bruxelles". Niente regole: che è la peggiore regola che Leth possa avere.







4- "The perfect human-Cartoon". Leth deve produrre un cartone sul tema. E lui odia i cartoons.






5- "The perfect human".   un miserabile essere umano, umano.
Leth monta immagini girate durante la produzione del film, in sottofondo legge una lettera scritta da Lars. E' un flusso di coscienza, una fusione intellettuale e artsitica tra Lars e l'amico. Una riflessione sulla perfezione dell'imperfezione umanae sulla necessità di non nasconderla.




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