lunedì 30 aprile 2012

OMOTESANDO





Un paio di mesi fa mi è capitato di scrivere un articolo su Omotesando, quartiere modaiolo giapponese,  per VOGUEencyclo.it. 
Oggi scopro con grande sorpresa che è stato messo on line! 
Ringrazio Vogue.it


http://www.vogue.it/encyclo/architettura/o/omotesando


L’architettura e la moda fanno sognare: coinvolgono tutti in un processo che parte dall’immaginazione e finisce nel dare forma compiuta ad un’idea. Entrambe vivono per essere “abitate” e, pur essendo alimentate da creatività e immaginazione, devono pur sempre misurarsi con l’aspetto funzionale. Questa sintesi racconta la personalità di chi la crea e di chi l’apprezza, dando vita ad uno scambio empatico tra un architetto o uno stilista e chi si sente rappresentato dal loro stile. La contemporaneità ha accentuato la correlazione tra architettura e moda, rendendo sempre più labili i confini tra le due che, contagiandosi e contaminandosi, hanno acquisito nuovi significati.

La dimensione dell’uomo contemporaneo è infatti profondamente legata all’estetica, al voyeurismo, al narcisismo: moda e architettura rispondono a tale imperativo creando beni attraenti e desiderabili. Dall’incontro d’autore tra moda, architettura e marketing, nasce Omotesando: un quartiere/vetrina, un esperimento urbanistico, pubblicitario, modaiolo e giapponese, luogo del possibile. Il quartiere è un viale alberato che viene paragonato agli Champs-Elysées ed è abitato da edilizia minuta ed eterogenea che non supera i quattro pianiL’esperimento di Omotesando è dettato dal fatto che Tokyo rappresenta il polo della moda per tutto l’Oriente, oltre ad essere potenza economica e centro culturale e tecnologico di prestigio. Inoltre, sono proprio gli artisti giapponesi (Toyo Ito, Rei Kawakubo, Issey Miyake) i primi a rivendicare l’importanza di uno spazio permeabile e ludico che si adatti all’epoca immateriale e fatta di flussi che viviamo. Omotesando ha influenza mondiale: del resto i luoghi in cui si sperimenta attraggono le persone perché sono reattivi e danno vita ad esperienze sociali, fenomeni collettivi e commerciali. Si vive una quarta dimensione: la moda e l’architettura ricercano il coinvolgimento sensoriale, oscillando tra stimoli che provengono da allestimento, arte pubblica, video art e performance.

L’importanza della fisicità è dunque tema ricorrente nella moda e nelle architetture delle grandi maisons, che hanno scelto come quartier generale Omotesando, un luogo dove acquistare diventa un’esperienza multisensoriale e gli architetti sono chiamati a pensare uno spazio nel quale diventa indispensabile l’interazione del fruitore. La trasparenza, la dimensione unprivate regnano sovrane: l’uomo contemporaneo accetta la messa in scena della propria esistenza. In tutti i grandi flagships di Omotesando sono riscontrabili caratteristiche concettuali comuni: la leggerezza che svela e nasconde gli ambienti, la ricerca di spazialità fluttuanti e l’attenzione rivolta all’involucro esterno. Con SANAA per Dior, Jun Aoki per Louis Vuitton, Toyo Ito per Tod’s, avviene il superamento di ogni dicotomia e si verifica una fusione tra interno/esterno, pubblico/privato, città/edificio. La boutique di Comme des Garçons, realizzata da Takao Kawasaki sotto la supervisione di Rei Kawakubo, ha una facciata in vetro ondulato rivestita da una rete metallica forata che consente di guardare all’interno senza distinguere in maniera chiara gli ambienti. Altro elemento che accomuna i progetti architettonici dei flagships internazionali, è la ricerca di un linguaggio metaforico che riesca ancor più a rendere immediato il dialogo con i non addetti ai lavori.
Ecco quindi che il prospetto frammentato pensato da Jun Aoki per Louis Vuitton, formato da otto parallelepipedi, riporta alla mente i celebri bauli che hanno determinato la fortuna della maison, il progetto di Herzog & de Meuron per Prada rimanda ad un solido multi sfaccettato simile ad un cristallo e lo store di Toyo Ito per Tod’s riproduce il profilo degli alberi che popolano il viale Omotesando. L’architettura diventa quindi scenografia al servizio della spettacolarizzazione del punto vendita e si concentra sulla smaterializzazione, sugli effetti luminosi e sui dispositivi digitali.


















2 commenti:

  1. Grande, complimenti!
    Ottimo articolo, brava!
    Io sto ancora aspettando che pubblichino almeno uno dei tre che ho inviato.

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  2. Ti ringrazio molto! io mi sono accorta della pubblicazione per caso, avevo completamente rimosso!
    un bacione

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