domenica 6 maggio 2012

I N S C A P E





Piero Sartogo, Sala Conferenze dell'IFAD

Open House ha permesso all'architettura di diventare evento, cosa che in Italia non succede facilmente. 
Tschumi diceva che "non c'è spazio senza evento" e io la penso esattamente così.
Grazie ad Open House ho avuto la possibilità di vedere la sala conferenze dell'IFAD progettata da Piero Sartogo, aperta al pubblico solo in occasione della manifestazione.


«…Non si comprenderà Sartogo senza comprendere che per lui il pieno ed il vuoto, il positivo e il negativo, il reale e il virtuale, e/o il concettuale, non sono che le due facce, omologhe e distinte, di una stessa moneta. Non propone sostituzioni, ma integrazioni.» 
Renato Pedio.

Piero Sartogo vive alcune delle più importanti esperienze architettoniche italiane e mondiali come il movimento radicale, quello metabolista e razionalista, riuscendo a fondere nei suoi lavori elementi di correnti architettoniche tante volte antitetiche e dando vita ad un’architettura di respiro internazionale.
La volontà di creare uno spazio funzionale e la volontà di investire ogni scala architettonica, tipico dell’approccio razionalista, viene integrato con il proposito di dar vita ad una spazialità multisensoriale in cui è necessaria l’esperienza diretta e “ludica” dei radicali, così come l’esigenza di pensare una progettazione “aperta” rivela un’attenzione organica verso l’architettura. Sartogo è uno dei primi architetti italiani a sperimentare sui temi e sugli aspetti della contemporaneità includendo nella sua poetica il negativo, l’antiprospettiva, la sensorialità, l’asimmetria, l’immagine, la proiezione, gli intrecci iperspaziali.
Lo spazio immaginario è fruibile quanto quello reale nell’opera di Sartogo: l’immaginazione modula la realtà.
 La comunicazione, il concettuale, il virtuale: categorie di un regno autre, oggi abusate;ma non ovvie negli anni Settanta e Ottanta quando Sartogo le tirava in gioco.
Con Sartogo si può parlare di architettura concettuale : è il regno non dell’illusione ma delle allusioni basta un cenno, un risvolto murario, un riquadro, una cornice, una traccia sul pavimento a scatenare le memorie e a far ricostruire pieni e vuoti, continuità e discontinuità che quasi, fisicamente, non ci sarebbero più ma che mentalmente rivivono.
Egli è infatti molto vicino alla poetica di Eisenmann , di Giulio Paolini e di Philip Glass: l’arte concettuale usa deliberatamente costruzioni mentali. Questi processi mentali sono grandi bricoleurs: rimontano pezzi di memoria in un modo che noi chiamiamo immaginazione. In sostanza ciò implica che il fantastico è alla base di ogni operazione concreta.
Per Sartogo il negativo diventa punto di partenza della virtualità e della concettualità: se tutto è mentale si legittima l’architettura del non visibile, del pensato ma non percepito. Si affaccia nell’architettura contemporanea una nuova classe di valori percettivi dei quali Sartogo si fa portatore senza portarli alle estreme conseguenze.
Un’architettura concettuale cerca di innescare un continuo circolo virtuoso fra topos, pensiero e immagine, che capovolge gli andamenti consueti.
Caratteristica peculiare delle architetture di Sartogo è infatti anche l’attenzione al genius loci, atteggiamento ricorrente negli architetti italiani da sempre molto legati alla tradizione, alla storia, al carattere dei luoghi  e alla necessità di preservarli, tramandarli nella loro conformazione originaria. Per cui l’architetto romano riesce a far dialogare la tradizione e l’attenzione per la preesistenza con i nuovi valori contemporanei proprio attraverso la concettualità e l’apertura della progettazione al rimando, ai rinvii simbolici e mentali.
 Se quindi caratteristiche progettuali del suo fare architettonico sono il progetto del vuoto caro ai situazionisti e radicali, il negativo, la matrice spirale aforisma dello spazio-tempo che rinvia all’idea di progettazione in divenire metabolista, l’architettura di Sartogo si propone come punto d’incontro tra posizioni apparentemente antitetiche, prodotto di una sapiente cognizione della storia dell’architettura di tutti i tempi e della volontà di far convivere tradizione e sperimentazione.
L’intenzionalità progettuale dello studio Sartogo con l’intervento sulla nuova sala conferenze dell’IFAD è quella di ricreare, in uno spazio interno interrato, la molteplicità e la complessità di un paesaggio urbano stratificato. Ecco quindi che vediamo convivere e dialogare elementi che ci riportano all’antica Roma, altri che rimandano al razionalismo romano ed altri ancora che guardano alle nuove tecnologie applicate all’architettura contemporanea. Lo spazio interno diventa quindi uno spazio che offre più chiavi di lettura  e riesce a farci dimenticare la nozione di “ linea di terra”.
Il contributo di Sartogo porta modernità attraverso una sintesi architettonica tra l’edificio esistente degli anni ’70 e la nuova sala conferenze e da’ vita ad un nuovo spazio che, anche se sotto terra,  è luminoso, confortevole e funzionale. Attraverso l’uso dei materiali, delle finiture, dei colori e degli arredi, il progetto richiama in maniera l’architettura moderna, specialmente le opere del quartiere Eur.
Il progetto si propone di accrescere il carattere pubblico dell’IFAD e la sua presenza nel contesto urbano creando una sala conferenze di livello internazionale.
Su 4.000 m2 sono stati ricavati: una sala convegni con una capienza di 350 persone che può avere configurazione mobile, la sala circolare (una sala conferenza che può essere divisa in due spazi che a loro volta possono essere utilizzati simultaneamente), una sala da pranzo, un bar, una caffetteria, uffici, archivi e le strutture per la pubblicazione e l’informazione.
Il risultato è un inscape ampio e luminoso, uno spazio continuo in cui una serie di volumi cilindrici e superfici curvilinee creano un ambiente continuo galleggiante e i patii interni di forma ellittica, dai quali si può vedere il cielo, scandiscono lo spazio fornendo aria e illuminazione naturale. 
L’entrata principale si trova al piano superiore ed il visitatore può scendere al piano interrato, pavimentato in travertino romano come il piano terra, con gli ascensori o la scala circolare. L’uniformità della pavimentazione è stata pensata per rinforzare il senso di continuità tra i due livelli e per minimizzare l’impatto psicologico di scendere sotto il livello del terreno.
Seguendo il muro curvilineo che proietta le informazioni della reception, del guardaroba, delle sale conferenze, del bar, il visitatore viene colto di sorpresa nell’imbattersi in inaspettati giardini che danno l’idea di trovarsi all’esterno.  I volumi delle stanze con la loro forma  e il loro rivestimento richiamano la presenza di resti di monumenti romani: il rimando è suggerito dai muri curvilinei composti da mattoncini di piccole dimensioni. Questi mattoncini romani “virtuali”, però, non sono fatti in terracotta ma di uno speciale materiale fonoassorbente. Nella “plenary room” l’illuminazione dall’alto produce atmosfere differenziate di forma e luce in base ai  diversi usi e alla disposizione delle sedute. Al soffitto lineare in cemento della struttura esistente è stato giustapposto una nuova superficie che determina un senso di leggerezza nella configurazione spaziale. Il soffitto acustico teso dona un sistema d’illuminazione totalmente indiretto e attraverso uno speciale controllo elettronico vengono monitorate densità, toni, effetti. Si crea così un’atmosfera fluida e sospesa di ombre e luci che garantisce una perfetta interazione tra spazio per l’incontro e spazio per il relax.  Il soffitto teso è una membrana sottile e leggera in pvc disponibile in diversi colori e finiture che viene installato mediante la posa, su una struttura perimetrale in pvc o alluminio con dei profili particolari, utili a tenere il telo in pvc in sospensione. E’ una soluzione pratica per rinnovare o restaurare gli ambienti: le sue caratteristiche principali sono l’igienicità, la non tossicità e la resistenza al fuoco, all’acqua e alla condensa, l’adattabilità, la modularità e la possibilità di integrare i sistemi di riscaldamento, climatizzazione, sicurezza.
Nel nostro caso il soffitto teso viene utilizzato per rivestire il soffitto tradizionale e creare effetti luminosi e traslucidi, per la proiezione e retroproiezione di immagini. È inoltre un’ottima soluzione progettuale per la riduzione del riverbero del rumore e quindi ottimo materiale fonoassorbente. È una tecnologia che consente quindi di richiamare uno spazio virtuale fortemente tridimensionale grazie anche agli speciali effetti luminosi ottenuti grazie alla retroilluminazione del soffitto.
Questa sala ha un armonico rivestimento in legno per muri e pavimento che assicura una grande qualità acustica nelle varie configurazioni dei posti a sedere. Anche l’”orbital room” riprende il rivestimento in legno per i muri e il pavimento e l’illuminazione completamente indiretta che dona una piacevole e accogliente densità dei toni della luce  ma questa volta il soffitto ha una configurazione lineare.
L’intervento rispecchia la competenza specifica dello studio Sartogo nella progettazione di sale conferenze e sale riunioni, riflettendo lo stile personale dell’architetto che vuole esaltare la diversità e la specificità del programma funzionale che varia di piano in piano.
Ogni livello ha una diversa destinazione d’uso e un diverso progettista per cui la varietà di stili viene concepita come punto di forza del progetto complessivo e mira a richiamare l’internazionalità e la multiculturalità dell’istituzione che deve accogliere.
I progettisti, (attraverso la loro visione soggettiva della progettazione) evocano l’internazionalità dell’IFAD proprio come voleva il progetto per il palazzo di vetro di New York che ambiva a far progettare l’edificio da architetti diversi per ogni Nazione.
Quello di Sartogo è un progetto che cerca la continuità, il dialogo con l’esterno, con la storia, con il livello superiore, con il conteso urbano, che non rifiuta la complessità di assecondare differenti stimoli ma che cerca di porsi come intervento unificatore e ordinatore. 

Cecilia Sammarco

















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