giovedì 4 luglio 2013

Twin Peaks





 I canoni del cinema sperimentale di David Lynch e Mark Frost danno vita alla serie televisiva Twin Peaks, trasmessa per la prima volta l’8 aprile del 1990 sul canale ABC, coinvolgendo profondamente il pubblico grazie alla sua atmosfera unica, in cui anni cinquanta e novanta si fondono mostrando il loro lato migliore. 

Twin Peaks è un capolavoro, una fede, un credo, una quarta dimensione. E’ un sogno difficile da raccontare, un viaggio interiore durante il quale tutto è messo in discussione e il paradosso regna sovrano. Uno sfogo dell’inconscio completamente disinibito che si destreggia tra simbolismo, rimandi onirici e immaginazione. Negli episodi la vita scorre su doppi binari: vita e morte, essere e non essere, vero e falso, amore e odio convivono, alternandosi continuamente in un turbinio incontrollato. Tutto ciò, genera negli spettatori sentimenti contrastanti: angoscia, tensione, empatia con ciò che viene rappresentato sullo schermo. La percezione spaziale e temporale è completamente dilatata, soffusa dalla nebbia del piccolo paese nello stato di Washington, ed il tempo è scandito unicamente dai resoconti dettagliati di Cooper a Diane. Anche la colonna sonora di Angelo Badalamenti, per me una delle cose più preziose della serie, partecipa al gioco degli opposti, alle ambiguità, introducendoci in un mondo in cui sono escluse distinzioni in categorie contrapposte. L’unicità di Twin Peaks sta nel rifiuto di ogni regola cara al genere delle serie TV. La protagonista è infatti una sedicenne turbolenta, il cui cadavere viene rinvenuto durante le scene iniziali del primo episodio e che comparirà sullo schermo solo attraverso i ricordi degli altri personaggi. Una storia nella quale ognuno è eroe ed antieroe, colpevole ed innocente, Twin Peaks è un cassetto pieno di segreti e sotterfugi che vengono messi in luce dall’assassinio di Laura Palmer. E’ come se l’omicidio costringesse tutti a svelarsi, ad allontanare lentamente la copertura e raccontarsi: pian piano si assiste ad una rivelazione di massa che mette in luce la connessione di tante cause personali in un unico grande mistero. Come conviene ai grandi capolavori, ogni cosa nella serie ha un alto valore estetico ed empatico. Del resto l’acuta ricercatezza nei dettagli è peculiarità di Lynch: una moltitudine di piccole cose concorrono alla costruzione di una narrazione perfetta. Nasce così un immaginario che regala carattere unico al lavoro: generazioni convivono e hanno convissuto con i “frammenti” della foto di famiglia che conclude ogni episodio o lo scorcio della cascata che li apre, gli scacchi del pavimento della Rodhouse o l’arredamento dell’ufficio di Ben Horne.


I confini, grazie a questo capolavoro, vibrano e rivendicano vita propria, diventano filtri, parentesi senza tempo, preludio al diverso, proprio come Glastonbury Grove. L’attesa diviene protagonista, la red room la stanza del mezzo, il passaggio conclusione necessaria. Viene esaltato il frammento nel quale i contrari per un secondo si incontrano/scontrano, e anche noi, grazie alla loggia nera, riusciamo ad intravederlo, fuggendo all’impossibilità umana di cogliere alcune enigmaticità della vita.











5 commenti:

  1. mi hai fatto venire voglia di vederlo!!!

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    1. non potevo desiderare cosa migliore!
      un bacio grande!

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  2. Un capolavoro che riguardo ad intervalli regolari;)

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  3. Io l'ho guardato allora. E anche se era bello non avrei mai pensato ad una portata così ampia nel tempo a venire!

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  4. http://www.youtube.com/watch?v=IdDGFZhoVT0 ---> guarda questo video:)

    ps: grande amore per Twin Peaks ed i suoi derivati:)))))

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