lunedì 9 giugno 2014

CALIGOLA - Albert Camus




Appunti e considerazioni
"Caligola" di Albert Camus
per Laboratorio di Scenografia, 2010








Caligola è un personaggio sui generis, al quale difficilmente riesco ad attribuire colpe o giustificazioni.
E’ un uomo che si interroga perché non accetta alcuna verità universale senza scandagliarla attraverso la sua intimità: egli non è disposto a condividere concetti di cui la sua individualità non è pienamente convinta.
L’imperatore attribuisce al dolore un valore maieutico e, attraverso la morte di Drusilla, è disposto a rivedere criticamente il senso della vita accettando il rischio che essa si presenti lontana da ogni logica.
Non è facile per un imperatore ammettere che il libero arbitrio sia aleatorio e che forse ha ragione di esistere nella negazione.
Caligola si ribella alla vita scegliendo la morte, perché non vuole abbandonarsi al suo corso, egli sceglie la logica della non logica.
Con la conoscenza dell’assurdo il mondo non è più familiare, ogni cosa vive fuori da un ordine razionale e Caligola, che non accetta questa contraddizione, risponde con altra assurdità per assicurarsi un barlume di arbitrarietà.
E’ come se l’imperatore avesse avuto la privilegiata previsione del mondo come capovolto, in cui vita e morte si scambiano i ruoli, in cui ciò che dona felicità diventa ad un tratto causa di infelicità, in cui il tesoro ha più importanza del sentimento, in cui l’essere deve necessariamente tornare non essere. Il concetto di divenire diventa quindi legge ineluttabile dimostrando la contraddittorietà dell’esistenza.
In un mondo in cui ci si sente estranei, l’imperatore decide di regalare ai suoi sudditi la premonizione dell’assurdo attraverso la dimostrazione della caducità della vita.
Caligola trova nella rivolta e nella non rassegnazione l’unica via per l’acquisizione di senso.
L’uomo vive con la speranza di intuire il mistero della vita, quando non ha più dubbi sulla condizione ineluttabile di infelicità può accoglierla o ribellarsi ad essa attraverso la distruzione.
Prendere coscienza della morte, metterla in scena fino a farla diventare protagonista principale, diventa quasi un modo per esorcizzarla.
Intravediamo l’uomo in un’ eterna condizione di erranza, in attesa che qualcosa si compia, Caligola fa in modo che i suoi sudditi e amici convivano con il fantasma della morte: egli ritiene la paura l’unico vero sentimento e, attraverso le sue azioni, non fa che render vivo, palpabile, concreto il sentimento di fragilità proprio di ogni uomo, donando quasi un’occasione tangibile per la quale soffrire . Il tirannicidio di Caligola può esser visto non come abuso di potere, ma come rifiuto di esso.
L’imperatore riesce, a mio avviso, a sovvertire l’ordine della realtà e a far intravedere quel mondo capovolto: egli dimostra all’uomo che l’assurdo domina sulla realtà e che neanche gli dei possono avere la meglio su di esso, e ciò è dimostrato dal fatto che non siano riusciti a fermare la furia di Caligola.
L’opera di Camus, riprende quindi i presupposti delle rappresentazioni tragiche dell’Antica Grecia in cui lo spettatore prova pietà e terrore per il destino dell’eroe tragico ed ha la sensazione che quanto è accaduto al protagonista sarebbe potuto accadere anche a lui.
Ogni uomo viene quindi messo in scena.
La tragedia nasce quando lo spettatore scopre che nell’azione teatrale egli può rivivere un’altra realtà, diversa dalla propria, ma che in ultima analisi rivela la sua di realtà.



collage and illustration by Cecilia, 2010






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