martedì 9 settembre 2014

MISCITA, l'altra Calabria in Sicilia





Amo profondamente l’Italia. Se si unisce a questo assunto la fortuna di avere molti preziosi amici che mi coinvolgono alla scoperta delle perle del nostro paese, ecco che mi ritrovo spesso a far esperienza di luoghi, emozioni ed INTENZIONI unici. Si,perché, mentre c’è chi sta facendo il possibile per distruggerlo, c’è chi si impegna costantemente ed insistentemente nel renderlo ancor più “bel”.
Durante questa estate ho avuto modo di vivere esperienze incredibili nel nostro Sud, momenti di condivisione emozionale e culturale che mi hanno destabilizzata soprattutto perché completamente inaspettati.

Miscita è l’ultimo evento cui ho preso parte al Farm CulturalPark di Favara, nato dall’incontro di due terre meravigliose: la Calabria e la Sicilia.
Per uno studente di architettura entrare in Farm significa poter credere alle utopie architettoniche e alle città ideali: sette cortili ed un aggregato di piccole preesistenze riqualificate danno vita ad un luogo difficile da raccontare, di cui dover fare necessariamente esperienza affinché possa esserne compresa l’unicità.
Farm è un esperimento artistico, sociale, architettonico, urbanistico, che insegna a tutti noi quanto sia possibile la ricostruzione e la bellezza in un paese come Favara in cui l’indefinito, il non finito, il carattere spontaneo e la non programmazione fanno da padroni.Uno spazio che stabilisce un legame emozionale e sensoriale diretto con il fruitore, che costringe ed incita alla rigenerazione ed alla felicità.



5 settembre, Farm cultural Park - Favara
watercolor illustration by Cecilia Sammarco

(puoi vedere altre summer postcards qui)

Miscita” racconta la Calabria che resiste in Sicilia, una Calabria che crede nell’innovazione sociale attraverso la cultura, la Calabria di La Guarimba Film Festival, di ALT!rove - Street Art Festival, di Coltivatori di Musica e Cleto Festival, una Calabria diversa che sostiene ed è sostenuta da Alberonero, Domenico Romeo, SBAGLIATO, Massimo Sirelli, Claudio Costantino e Andrea Vallescar, Donna Camillo.

L’irrefrenabile, coinvolgente voglia di cambiamento si è insinuata tra giovani stanchi di mediocrità e di atteggiamenti rinunciatari. Una sorta di rivoluzione messa in atto dal coinvolgimento di diverse e profonde buone intenzioni, il cui comune denominatore è rappresentato dall’aspirazione alla trasformazione attraverso la cultura. Una cultura democratica, “regalata”, che si insinua in realtà in cui chi ha avuto voglia di crearsene una personale è dovuto spesso andar via. Ragazzi forti di un orgoglio e di una visione positiva ed attiva, che ha permesso loro di guardare al territorio come immensa risorsa e luogo del possibile, dando vita a progetti che fin dalla loro prima edizione hanno destato stupore per la loro accuratezza. Sono progetti vibranti, che trascinano la comunità anche quando questa sembra essere restia, contaminano lasciando inesorabilmente tracce e semi i cui germogli si riproducono in modo imprevedibile e fecondo. 

La volontà di far attecchire programmi culturali di grande spessore in contesti spesso dimenticati, abbandonati, lontani dalle “aspirazioni” e dai circuiti dell’arte contemporanea, non ha fatto altro che render ancor più dirompente il loro potere comunicativo e l’impossibilità di passare inosservati. Proprio durante un periodo in cui l’arte contemporanea sembra voglia cercare incomunicabilità, autoreferenzialità, in cui spesso sembra esser fiera del suo essersi svuotata da un senso civile, i ragazzi di “Miscita” ne riscoprono il carattere rivoluzionario. Percepibile quindi la condivisione del valore educativo e sociale dell’arte, mezzo attraverso cui “miscarsi”, catalizzatore quindi di esperienze multiformi che si reggono e si basano sulla diversità e sulla fusione di espressioni artistiche e culturali differenti, in cui il legame individuo- comunità è fondamentale. Molto profonda è infatti questa concezione che mette sullo stesso grado di importanza il ruolo individuale e collettivo di una persona che abbia voglia di miscita.


AUGURO A TUTTI VOI DI ESSER CONTAGIATI DA QUESTA MISCITA!!!


puoi vedere un meraviglioso reportage fotografico sulla pagina fb
 La Guarimba Film Festival a cura di Maki Ochoa 
che documenta #miscita dai giorni precedenti al gran finale!




di seguito alcune foto personali che raccontano i preparativi dell'evento
e  precedono la rottura definitiva della mia macchinetta!





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#Miscita

[mi-sci-ta] 

• v.tr. [sogg-v-arg] v. [der. di miscitare]

(io miscito, tu misciti ecc.)

1. Il mescolare due o più realtà: fare m.; con m., o senza m., di altri ingredienti. Più spesso, l’effetto del mescolare o del mescolarsi, e in senso concr. l’insieme delle cose mescolate. miscita insieme ALT!rove Festival, Coltivatori di Musica e La Guarimba Film Festival.

2. La facilità (semplicità) di mettere insieme differenti arti. m. musica, cibo, street art, cinema, danza contemporanea, installazioni.

3. Credere in uno sviluppo basato sulla cultura. Rimestare, confondere forme e modelli. m. il caldo con il freddo, l’inoperosità con la creatività, il posto sicuro con il posto voluto.

4. Agitare, girare sostanze e composti come territori stitici e resistenze creative. m. il non fatto con tutto il resto non ancora realizzato.

5. Un evento ideato dagli organizzatori di ALTrove - Street Art FestivalColtivatori Di Musica e La Guarimba Film Festival e supportato da Andrea Bartoli e Florinda Saieva, coloro i quali hanno trasformato il centro storico di Favara nel Primo Distretto Culturale in Sicilia. 

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(tratto dalla pagina ufficiale de La Guarimba Film Festival)




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