lunedì 27 aprile 2015

I N C O M P L E T E



incompiute nel mondo

Grazie al mio lavoro di tesi ho avuto modo di indagare la possibilità e la necessità di riattivare, ripensare, rifunzionalizzare le strutture incomplete disseminate sul territorio mondiale.
Questi spazi indefiniti, che aleggiano ponendo limiti spaziali deboli ma allo stesso tempo assordanti, popolano i nostri centri città, le nostre periferie, le coste, i contesti rurali.
Come molte altre spazialità ambigue ed indecise, luoghi della possibilità, sono capaci di stimolare la nostra immaginazione dando luogo ad un processo mentale di "infill architecture" che tende al riempimento.
Ciò che amo particolarmente di questi edifici è la loro peculiarità nel rifiuto di limiti spaziali definiti: ad uno sguardo attento possono presentarsi come mezzo attraverso il quale "inquadrare" la città, stabilire delle relazioni, delle connessioni visive inedite.

Guardare Attraverso, Cecilia Sammarco 

Inoltre rendono manifesto quanto sia sbagliato associare un edificio al suo prospetto, evidenziano il fatto che la forma dell'edificio è spesso lontana da ciò che effettivamente vive sotto l'involucro, rendendo giustizia all'apparato strutturale, all'infrastruttura dell'edificio che possiamo immaginare di mostrare ed abitare.
Il mio lavoro di ricerca, nato dalle suggestioni della Ville Spatiale di Yona Friedman, prova ad integrare e approfondire diverse questioni proprie dell'architettura contemporanea e tende ad una riattivazione attraverso una visione collettiva dello spazio urbano ed abitativo, considerati un unicum imprescindibile.
Ecco quindi che l'architettura viene concepita come elemento d'unione e motore risolutivo dei problemi di gestione e fruizione di spazio pubblico e privato, problemi antropologici, ecologici, economici e politici.
Il mio caso studio affronta la necessità di riqualificare gli scheletri edilizi dell'Ex Residence Roma presenti in Via Bravetta (caso particolarissimo di opera incompiuta a posteriori: gli edifici sono stati svuotati mantenendo il solo telaio strutturale per evitare possibili occupazioni), esperimento che ha più che mai provato l'evidente connessione tra edificio, quartiere e città, e quanto la cattiva amministrazione della questione abitativa condizioni la vita dei cittadini. Ciò alimenta la mia ambizione di pensare l'architettura come elemento liberatorio e non costrittivo.
Il futuro delle opere incomplete, che proprio negli ultimi tempi si sta cercando di censire, si delinea tra demolizione, evoluzione a rudere contemporaneo o riqualificazione. Riqualificazione che ho immaginato possibile attraverso una collettivizzazione dello spazio, una densificazione consapevole dei fruitori e delle funzioni, una progettazione complessa e stratificata che rispecchi la contemporaneità e provi ad organizzarla tramite processi diagrammatici, la proposizione di una convivenza tra spazi privati, pubblici e condivisi per ogni piano dell'edificio ed un piano terra completamente aperto alla città.
Il progetto si pone come catalizzatore di una rigenerazione che contagia, si estende, si espande al quartiere ed alla città.

? DEMOLIZIONE/RUDERE CONTEMPORANEO/ RIQUALIFICAZIONE ?


Cecilia Sammarco






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